Il frigorifero e l’obsolescenza programmata

Possiamo paragonare gli elettrodomestici degli anni Sessanta a quelli di oggi? Sì, ma nel caso dobbiamo fare svariate precisazioni

Un’intervista a Giovanni Storti nell’ambito dell’evento Fa’ la cosa giusta è il punto di partenza del breve articolo che state per leggere.

 

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L’attore nella sua intervista, rilanciata su Facebook da TeleAmbiente, racconta:

Io ho un frigorifero della Coca Cola degli anni ’60, quei frigoriferi hanno smesso di farli perché erano indistruttibili, ogni 5 o 6 anni bastava mettere dentro e basta, il mio funziona ancora e ha la mia età quasi. Questo meccanismo dello spreco che ha soppiantato la teoria della cura, che era soprattutto degli artigiani. Ti ricordi? Io ho una certa età e passavano in strada e dicevano “Ombrelli, ombrellaio”, tu portavi giù l’ombrello, portavi giù la forbice. Adesso li butti via…

Qualcuno direbbe “parole sante”, ma è davvero come ci racconta Giovanni? O forse bisogna fare qualche considerazione in più?

Un frigorifero negli anni Cinquanta costava circa 130mila lire, lo stipendio medio di un operaio era di circa 40mila lire.

Frigorifero Tropic System 1956 lire 128.000

Comperare un frigorifero impegnava tre stipendi. Ci credo che un oggetto del genere doveva durare a lungo, costava moltissimo in paragone a quanto entrava di stipendio in casa. Si stava anche più attenti a come lo si usava, proprio perché veniva visto come un oggetto prezioso nell’economia di un’abitazione.

Nel 1964 una lavatrice della stessa marca costava tra le 104mila lire e le 119mila lire, lo stipendio dell’operaio nel 1965 era circa di 85mila lire. Quindi anche qui si dovevano mettere via molti soldi. Oggi un frigorifero Electrolux (che ha acquistato e soppiantato Zanussi), lievemente più capiente di quello degli anni Cinquanta pubblicizzato qui sopra, costa circa 370 euro, meno di un quarto della retribuzione mensile di un operaio, ma se ne trovano di altre marche a molto meno.

A questo bisogna aggiungere che un frigo degli anni Cinquanta e Sessanta aveva come gas (quello che Storti dice che andava cambiato ogni cinque o sei anni) il famigerato clorofluorocarburo (CFC) complice della riduzione dell’ozonosfera. 

Sono cambiati i tempi e sono cambiati i materiali, e sicuramente è cambiata anche la durata dei prodotti. Inoltre sono cambiate nel frattempo le tecnologie, abbassando i consumi e modificando i materiali, rendendoli più sostenibili e meno impattanti per l’ambiente. Tutte considerazioni che non vediamo fare né da Storti né da TeleAmbiente che ne rilancia il messaggio. Così facendo si sta disinformando il pubblico che si convince che le informazioni date siano sufficienti a comprendere e interpretare la questione.

Sia chiaro, da artigiano concordo perfettamente col discorso del cercare di riparare quando possibile. Ma le cose andrebbero sempre spiegate per bene, includendo quei dettagli che servono a inquadrare meglio i fatti. Sperando che Giovanni Storti non ce ne voglia, da grandi fan suoi e del trio di cui fa parte.

Noi di obsolescenza programmata ed elettrodomestici avevamo già parlato dieci anni fa.

redazione at butac punto it

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