Porro, Conte e le mascherine

In un Paese normale trasmissioni che non fanno informazione ma infotainment non dovrebbero mai diventare un teatrino politico...

maicolengel butac 7 Lug 2026
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Ci avete segnalato un video in cui vediamo un battibecco televisivo tra Giuseppe Conte e Nicola Porro. Lo ammetto, provo profonda antipatia per entrambi i soggetti, ma ovviamente noi siamo qui solo e unicamente per fare fact-checking, quindi bando alle antipatie, vediamo di fare chiarezza.

Vi riporto lo spezzone del battibecco tra i due caricato da Giuseppe Conte sul suo profilo Instagram:

 

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Un post condiviso da Giuseppe Conte (@giuseppeconte_ufficiale)

Trovo questo modo di fare informazione imbarazzante e squallido, e tutti i politici che accettano di farsi intervistare da soggetti come Porro sono a loro volta, a mio avviso, persone in cerca disperata di visibilità, perché in un Paese normale trasmissioni che non fanno informazione ma infotainment non dovrebbero mai essere un teatrino politico, al massimo di costume e società. E invece.

Ma a voi non interessano le mie considerazioni televisive, a voi interessa il fact check.

Il passaggio che ci interessa è questo:

Conte: Io non difendo le mascherine perché non ho visto nulla e non sono un esperto di mascherine. Quindi non faccia il fenomeno.

Porro: Io non faccio il fenomeno. Lei sta difendendo queste mascherine che probabilmente hanno ucciso delle persone.

Conte: Io non le consento di parlare in questo modo. Questo lo lasci fare ai finti patrioti. E non speculi sulla vita delle persone. E non rida, non rida.

Porro: Questi hanno speculato. Avvocato la stanno ascoltando a casa. Se dice che io speculo con 200 milioni di commissioni, sta sbagliando.

Il grassetto è per evidenziare la frase di Porro, che è quella che ci interessa, visto che sul resto ci sono in corso processi e ricorsi vari. Quella di Porro è un’accusa grave, specie visto che Porro non è un signor nessuno ma un giornalista con un largo seguito online e sui media più tradizionali.

Le mascherine uccidono?

Ovviamente le mascherine di per sé non possono autonomamente uccidere, il problema è se, non essendo a norma, possano aver contribuito a infettare più persone di quelle che si sarebbero infettate senza, e se questo ha significato che alcune di quelle persone, che con mascherine regolari non si sarebbero infettate, sono poi morte.

Il problema però è che servirebbero prove in tal senso, prove che Porro non ha, e difatti non porta nulla a sostegno della sua accusa.

Ad oggi il claim “hanno ucciso delle persone” non trova alcun riscontro giudiziario, e nemmeno probatorio. Nessuno ha provato a metterle sul banco degli imputati per quell’accusa. Cai Zhongkai, dominus dei tre consorzi cinesi che hanno fornito le mascherine incriminate, ha patteggiato e le indagini della Procura di Roma si sono chiuse con un anno e otto mesi (sospensione condizionale) per due soli reati: frode in pubbliche forniture e falso per induzione del CTS. Da nessuna parte troviamo accuse per omicidio colposo o lesioni, che significa che non è mai stato tecnicamente accertato che le mascherine fossero pericolose.

L’unica fonte che parla di morti è un’affermazione riportata su un quotidiano, non un atto giudiziario: un articolo de Il Giornale del 28 giugno 2026 sostiene che Cai Zhongkai abbia “contribuito a far ammalare e forse uccidere” medici e infermieri, ma è una scelta del giornale usare quelle parole, non una dicitura della sentenza di patteggiamento, che come detto riguarda solo falso e frode documentale. Il Giornale muove quell’accusa basandosi su quanto era stato scritto dalla Guardia di Finanza a proposito di alcune mascherine cinesi sequestrate a Gorizia:

L’esame fisico/chimico delle mascherine e dei dispositivi di protezione acquistati, compiuto tanto dall’Agenzia Dogane di Roma, quanto dal Consulente nominato dall’autorità giudiziaria di Gorizia (che ha qui trasmesso gli atti) ha rivelato che gran parte di essi non soddisfino i requisiti di efficacia protettiva richiesti dalle norme UNI EN. Addirittura, alcune forniture sono state giudicate pericolose per la salute.

Qui c’è un problema, perché a marzo 2026 il Fatto Quotidiano in un articolo apriva così:

Nessuna mascherina farlocca, nessuna truffa ai danni dello Stato. Si sgonfia, forse definitivamente, l’inchiesta sulle mascherine cinesi acquistate nella fase più acuta della pandemia. Dopo la posizione dell’ex commissario straordinario Domenico Arcuri, anche quella del suo stretto collaboratore Antonio Fabbrocini finisce fuori dal perimetro penale.

E concludeva così:

L’Agenzia per le Dogane invece – come anticipato all’epoca dal Fatto – ha invece ribadito che i dispositivi erano coerenti con le normative vigenti e che la Procura di Gorizia, da dove partì l’inchiesta parallela per truffa in pubbliche forniture, si era rivolta a un laboratorio non autorizzato.

Purtroppo però a riportare quest’affermazione dell’Agenzia delle Dogane è solo il FQ, che non sempre è una fonte precisa, e insieme a loro solo pagine social vicine al FQ o al M5S, tutte fonti di parte. Se il giornalismo in Italia fosse fatto meglio le cose sarebbero più semplici per tutti, ma come ripeto sempre oggi nel nostro Paese informarsi seriamente è sempre più difficile, e questo anche per colpa di gente come Porro e Conte che qui invece che fare informazione hanno preferito fare politica. Se esistono fonti vere (quindi sentenze, perizie e giudizi) andavano riportate, invece che fare accuse o difendersi a priori.

BUTAC si limita a riportarvi i fatti per quanto è possibile conoscerli, lasciando a voi ogni ulteriore considerazione.

maicolengel at butac punto it

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