Il terzo mandato di Trump: facciamo chiarezza
Approfondiamo l'ipotesi di un terzo mandato di Trump? È possibile? E come?

Sui giornali continuano a rincorrersi dichiarazioni in merito alle intenzioni (reali o meno che siano) di un terzo mandato di Trump alla Casa Bianca.
Abbiamo pensato potesse essere utile spiegare la fattibilità di quanto viene riportato da media e politici, giusto per chiarezza. Riportava Reuters il 31 marzo:
President Donald Trump said on Sunday he was not joking about seeking a third term but did not explain how he would get around the U.S. Constitution’s prohibition against anyone serving more than two terms as president.
Che tradotto:
Il presidente Donald Trump ha dichiarato domenica di non scherzare sulla possibilità di candidarsi per un terzo mandato, ma non ha spiegato come aggirerebbe il divieto imposto dalla Costituzione degli Stati Uniti a chiunque di ricoprire la carica di presidente per più di due mandati.
La prima cosa da evidenziare è che la legge americana appunto vieta che si possano fare più di due mandati come presidente eletto, ma Trump ha sostenuto che esistano altri metodi per raggiungere quello scopo. L’idea che sta circolando è che avrebbe intenzione di farsi nominare vicepresidente e poi subentrare al posto del presidente eletto, che a quel punto rassegnerebbe le dimissioni in suo favore.
Ma anche questa è una sciocchezza, Il 12° emendamento vieta a chi non è più eleggibile come presidente – proprio come un ex presidente due volte eletto – di diventare vicepresidente. Un’altra possibilità ventilata è quella che possa entrare nella cosiddetta linea di successione, ovvero la linea in cui, oltre al vicepresidente, anche altri funzionari assumono il potere di presidente in caso di morte, dimissioni, rimozione dall’incarico o incapacità di un presidente eletto. Ma anche in questo caso c’è un emendamento, il 22°, che nega la possibilità per le stesse identiche ragioni di cui sopra.
Poi c’è qualcosa che in parte abbiamo già visto: la negazione e il rifiuto, come quando durante l’attacco a Capitol Hill Trump per un lungo momento se ne è stato zitto lasciando che i suoi sostenitori mettessero a ferro e fuoco il Campidoglio, ma anche qui servirebbero tante pedine in posizione, visto che – secondo la Costituzione in vigore – a mezzogiorno del 20 gennaio dell’anno di insediamento il potere passa automaticamente nelle mani del nuovo presidente, e tutti gli organi dello stato, esercito incluso, riconoscono solo il nuovo eletto.
Per poter fare quanto sostiene la via più facile sarebbe quella di abrogare il 22° emendamento, ma per farlo servono 2/3 dei voti del Congresso e l’approvazione dei 3/4 degli Stati. Difficilissimo che questo avvenga, ma siccome vediamo come sta agendo il governo in carica: mai dire mai.
Sia chiaro, la Costituzione americana è stata scritta proprio con l’idea di poter resistere all’autoritarismo, ma conoscere questi meccanismi è fondamentale per riconoscere e contrastare qualsiasi tentativo illegittimo di prolungare il potere. Noi siamo dall’altra parte dell’Oceano e possiamo fare poco per aiutare gli americani che non non si sentono rappresentati da chi utilizza questi metodi, quello che possiamo fare però è cercare di evitare che le stesse dinamiche aiutino a portare al potere soggetti simili anche da queste parti. Oltre ovviamente a non smettere di stare attenti a quanto sta accadendo nel paese delle libertà…
Non crediamo di dover aggiungere altro.
redazione at butac punto it
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